Gruppi Operativi. Quale relazione tra ricerca e impresa? Intervista ad Anna Vagnozzi

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COMUNICARE PER INNOVARE

Gruppi Operativi. Quale relazione tra ricerca e impresa?

Intervista ad Anna Vagnozzi

di Marco Sbardella 

Articolo pubblicato il: 6 settembre 2021

Di cosa parla questo articolo?

Con l’intervista ad Anna Vagnozzi ci occupiamo delle dinamiche comunicative nei processi di innovazione in agricoltura. Analizziamo l’evoluzione della relazione tra ricercatori e imprenditori e valutiamo quali possono essere i modi per rafforzarla. Come rendere ad esempio più efficace la “pubblicazione” delle  ricerche e sperimentazioni d’ambito più innovative (si pensi ai risultati ottenuti dai Gruppi Operativi). L’altro livello dell’analisi riguarda le caratteristiche del sistema della ‘consulenza’, in cui il nostro paese è in ritardo ma può darsi obiettivi ambiziosi. A partire dal riconoscimento del ruolo sempre più strategico dei comunicatori e delle loro specifiche competenze.

Chi è Anna Vagnozzi?

Anna Vagnozzi è dirigente tecnologo presso il Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria).

Elementi di conoscenza emersi dal progetto

Il principale interesse scientifico che ha spinto il team di scientia Atque usus a entrare a far parte di 5 partenariati attivi nell’ideazione prima e nello sviluppo poi dei Gruppi Operativi, riguarda la possibilità di sperimentare inedite relazioni tra le due anime costituenti questa tipologia di progetto: il mondo della ricerca e quello dell’impresa. I Gruppi Operativi, infatti, nascono proprio per attivare progettualità finalizzate a innovare la relazione tra questi diversi portatori d’interesse, chiamando ciascuno a collaborare, secondo le proprie competenze, al raggiungimento di obiettivi comuni. Naturalmente gli interessi delle parti, condizionati anche dai residui di un passato di scarsa collaborazione o di dinamiche trasmissive e unidirezionali di trasferimento tecnologico, non sono sempre perfettamente combacianti e per questo risulta strategico il ruolo degli esperti di comunicazione, il cui compito consiste nel generare le condizioni (ambienti, flussi, documentazione, attività di mediazione) per la riuscita di un dialogo fruttuoso tra soggetti che spesso rischiano di cadere in reciproche incomprensioni.

Il progetto in breve

Il team di scientia Atque usus collabora a 5 Gruppi Operativi in Toscana. In questi progetti si sviluppano innovazioni in un ampio ventaglio di ambiti, che vanno dall’Agricoltura di precisione nella cerealicoltura, al contenimento dei fitofarmaci in viticoltura e nel florovivaismo, dalla messa a reddito dei terreni marginali tramite l’introduzione di nuove colture all’impollinazione assistita tramite droni in olivicoltura.

Una recente ricerca ha dimostrato che, a livello globale, il 95% delle pubblicazioni scientifiche in ambito agricolo non è rilevante per dare risposte concrete agli agricoltori e alle loro famiglie. Qual è il suo parere in merito a ricerche svolte in questo modo, senza un concreto terreno di confronto tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa?

Anna Vagnozzi

La ricerca italiana ed europea su temi agroalimentari e forestali è spinta da alcuni decenni a realizzare progetti che coinvolgano gli utenti delle ricerche o che prevedano una divulgazione dei risultati. Questa richiesta, a volte premiata anche con punti in più nella valutazione, ha fatto sì che i ricercatori siano sempre più avvezzi a realizzare progetti tenendo conto del loro target di riferimento. Secondo me il problema oggi è un altro: con quale professionalità specifica avviene questa relazione? Con quanta consapevolezza dei risultati raggiunti? E, soprattutto, con quali risultati? Questo sarebbe un bel tema per una ricerca specifica.

A proposito di ricerche, da un’analisi globale svolta dal gruppo Ceres2030 su oltre 100.000 articoli scientifici, emerge che la stragrande maggioranza di questi studi non risponde ai bisogni concreti degli agricoltori, i quali, del resto, non sono quasi mai coinvolti. Questo, secondo gli autori del report, deriva in buona parte dalle politiche di finanziamento della ricerca, in cui un peso sempre maggiore (oltre il 50%) è coperto delle imprese private dell’agri-business, dallo scarso appeal di certi temi per la costruzione di carriere accademiche, dai sistemi di valutazione e dalle scelte editoriali delle riviste scientifiche. 

Guardandi all’Europa la situazione è meno critica, proprio perché la Commissione Europea, tramite il PEI AGRI (Partenariato Europeo per l’Innovazione “Produttività e Sostenibilità in Agricoltura”) ha scelto di promuovere un modello interattivo di innovazione in agricoltura

Il PEI AGRI è stato istituito dal Regolamento Europeo del 2013 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), che individua tra le sue finalità: “gettare ponti tra la ricerca e le tecnologie di punta, da un lato, e gli agricoltori, i gestori forestali, le comunità rurali, le imprese, le ONG e i servizi di consulenza, dall’altro.”

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FORMAZIONE E RICERCA

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Con l’intervista a Emilio Resta e Riccardo Russu ci occupiamo del settore vivaistico italiano. Facciamo il punto sui bisogni di conoscenza e innovazione di ricercatori, operatori, imprenditori e associazioni di categoria, analizzando le loro più ricorrenti difficoltà. Ripensare drasticamente il sistema formativo di settore appare la questione più emergente. Puntando a una ‘formazione’ e una ‘consulenza’ on place e on time, adeguata alla compresenza di elementi variabili (i singoli attori, i periodi dell’anno). Per farlo si potrebbe attingere al modello della “medicina personalizzata”, consentendo che a guidare le strategie d’intervento  siano le specifiche problematiche di ogni singolo operatore di filiera.

Oltre alle classiche pubblicazioni scientifiche, quali altre forme di “pubblicazione” dei risultati di un Gruppo Operativo – e quali canali di pubblicazione – sono i più opportuni per diffonderne i risultati tra quegli imprenditori che potrebbero trarne beneficio?

Anna Vagnozzi

A mio parere, non è la “pubblicazione” dei risultati di un Gruppo Operativo (GO) la modalità più opportuna perché gli imprenditori interessati ne traggano beneficio. È stato verificato sperimentalmente che ogni forma di divulgazione a mezzo di testi scritti (anche semplici e chiari) o di canali video o di eventi – con contenuti generali e rivolti ad un pubblico vasto – genera curiosità, interesse, magari induce anche l’impresa a capire di cosa si tratta, ma non determina l’utilizzo dei risultati fra le attività di produzione, di commercializzazione e/o di organizzazione dell’impresa stessa. 

Perché questo avvenga, è necessario attivare: 

  1. il contatto diretto o per piccoli gruppi omogenei degli imprenditori interessati
  2. una serie di azioni che facciano operativamente verificare la bontà dei risultati innovativi in contesti specifici 
  3. un percorso di accompagnamento operativo all’introduzione in azienda

Questi interventi dovrebbero essere stati realizzati durante l’attuazione dei progetti dei GO con i partner d’impresa del progetto; non tutti i GO hanno invece promosso azioni di questo genere con le imprese esterne al partenariato, ma potenzialmente interessate in un determinato territorio. Se non è stato fatto, i risultati dovrebbero ora essere gestiti dai servizi di consulenza territoriali per farli diventare patrimonio della propria attività di supporto, divulgazione e sviluppo.

In questo senso è particolarmente interessante che la Commissione Europea (con la programmazione 2014-2020) assegna centralità al concetto di co-creazione dell’innovazione come “modalità privilegiata perché una novità tecnologica, gestionale e sociale possa essere inserita in un processo produttivo con successo e possa diffondersi” (Vagnozzi 2019). In ambito agricolo questo si traduce nella promozione dei Gruppi Operativi e di altri progetti come i multiactor project e i Thematic network.

La programmazione (2014-2020) evidenzia, inoltre, la necessità di verificare i fabbisogni delle imprese e dei territori (tailor made: a misura di un imprenditore concreto) e calibrare le attività di progetto sulla base di essi  (per un approfondimento sull’argomento si rimanda all’articolo “Cosa chiedono veramente i vivaisti italiani? Intervista ad Emilio Resta e Riccardo Russu”).  In quest’ottica – nonostante le limitazioni causate dalla pandemia – è evidente che la dimostrazione diretta dei risultati ottenuti, le cosiddette “visite in azienda”, rappresenta la più efficace modalità di “pubblicazione” dei risultati di un progetto.

I progetti di scientia Atque usus

Gruppo Operativo CARD

Una coltura a basso impatto ambientale per la riqualificazione delle aree marginali agricole in un’ottica di bioeconomia

Un progetto per creare una comunità d’interesse finalizzata a promuovere la diffusione di colture e filiere sostenibili dal punto di vista economico e, allo stesso tempo, a basso impatto ambientale

In Italia il sistema della consulenza aziendale in agricoltura non ha fino ad ora sortito i risultati auspicati. In che modo si potrebbe intervenire, anche prendendo esempio da altri paesi, per rafforzarlo e creare così le condizioni per una più efficace comunicazione e collaborazione tra il mondo della ricerca e il mondo delle imprese agricole?

Anna Vagnozzi

Considerando quanto accaduto negli ultimi decenni, penso che uno dei primi interventi da realizzare sia quello di chiarire i contenuti e il ruolo professionale di chi lavora nell’ambito dei servizi di consulenza sia dentro che al di fuori di quello che già definiscono gli ordini professionali per legge. Occorrerebbe sottolineare il ruolo di sostegno e di amplificazione che essi hanno quando operano negli interventi di politica pubblica. Andrebbe inoltre promossa una formazione specifica per chi opera nei servizi di consulenza che, oltre alla competenza tecnica, deve essere reso in grado di sviluppare le proprie competenze metodologiche e di comunicazione nonché la capacità di utilizzare strumenti nuovi fra cui quelli digitali. Infine, andrebbe reso più stabile nel tempo il supporto finanziario pubblico e privato alle azioni di supporto e consulenza connettendole a modalità stabili di sostegno alle imprese agroalimentari e forestali, in Francia per esempio tale supporto finanziario è connesso al finanziamento generale dei diversi comparti produttivi, una percentuale di esso va obbligatoriamente indirizzato ai servizi di consulenza.

E qualcosa in questo senso sembra muoversi: ci riferiamo all’Innovation Broker, istituzionalizzata e promossa dal PEI AGRI soprattutto all’interno dei Gruppi Operativi. Si tratta di un intermediario dell’innovazione, che ha il compito di rimuovere gli ostacoli linguistici e normativi che impediscono l’instaurarsi di relazioni proficue tra i diversi soggetti coinvolti, mettendo a disposizione le proprie competenze per sviluppare l’innovazione proposta dal GO. 

Al momento, tuttavia, questa figura non ha ancora una fisionomia definita. E il più delle volte, tende ad essere confusa con quella di un consulente tecnico che si limita a coordinare il gruppo di lavoro e produrre la documentazione necessaria per accedere ai finanziamenti. 

Come evidenziato da Ilaria Marchionne, “L’Innovation Broker dovrebbe profilarsi infatti come un esperto di comunicazione e mediazione” che, coadiuvato da un gruppo di collaboratori con competenze diverse, da un lato attivi indagini, analisi e momenti di ascolto volti ad individuare e analizzare i reali fabbisogni del tessuto produttivo su cui impostare l’idea progettuale del Gruppo Operativo; dall’altro animi iniziative bottom-up che coinvolgono i partner del GO. Realizzare tutto questo significa, in fin dei conti, mettere fine all’applicazione di un modello comunicativo prevalentemente gerarchico e trasmissivo in cui l’oggetto su cui il gruppo di lavoro si concentra è definito a priori senza tener realmente conto delle esigenze di coloro che poi dovranno beneficiare per primi dell’intervento proposto: imprese e consumatori.» (Marchionne, I., 2019. Il paradigma generativo per comunicare l’innovazione e il trasferimento tecnologico in Europa, Tesi di Dottorato di Ricerca, La Sapienza Università di Roma, p. 86).

Conclusioni

Dall’intervista emerge un’idea – e conseguentemente un modello – di innovazione in agricoltura fortemente sistemica e interattiva. Per consolidare questa impostazione è necessario rafforzare il sistema della consulenza in agricoltura ponendo l’attenzione sulla formazione, la regolamentazione e le modalità di finanziamento. Soprattutto, è importante valorizzare le competenze comunicative necessarie a creare il terreno comune – competenze, ambienti, strumenti, flussi – indispensabile per valorizzare il contributo di ciascun soggetto coinvolto nel raggiungimento di comuni – e condivisi – obiettivi di innovazione e sviluppo.

Tutti i soggetti coinvolti (agricoltori, ricercatori, comunicatori, consulenti) dovrebbero essere messi nelle condizioni di contribuire al raggiungimento di obiettivi comuni tramite la sistematizzazione di saperi e conoscenze diversificati ma complementari; provenienti sia dal mondo della scientia sia dal mondo dell’usus. Questa co-partecipazione, che non sempre trova piena attuazione, si pone come condizione imprescindibile per lo sviluppo di un’agricoltura realmente sostenibile (dal punto di vista ambientale, sociale e economico) in Italia e in Europa.

I progetti di scientia Atque usus

Gruppo Operativo AUTOFITOVIV

Buone pratiche per l’autocontrollo e la gestione fitosanitaria sostenibile nel vivaismo ornamentale

Un progetto per individuare le criticità riscontrate nell’ambito del trasferimento tecnologico tra ricercatori e imprenditori e proporre un modello di comunicazione formativa applicabile all’interno delle iniziative riservate ai diversi professionisti dell’agricoltura

Tra le ultime pubblicazioni di Anna Vagnozzi

Le risorse esterne citate nell’articolo

  • Ceres 2030 Sustainable Soltions to End Hunger, website 
  • Marchionne, I., 2019. Il paradigma generativo per comunicare l’innovazione e il trasferimento tecnologico in Europa, Tesi di Dottorato di Ricerca, La Sapienza Università di Roma
  • To end hunger, science must change its focus, Nature 586, 336 (2020)

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“scientia Atque usus” si avvale di un sistema di gestione e sviluppo generativo di conoscenze: la sAu Library. 

Al suo interno confluiscono tutti i risultati dei progetti di ricerca che vedono direttamente coinvolti i ricercatori del Center for Generative Communication (CfGC) e i partner – afferenti al settore produttivo, alla ricerca, alle istituzioni, alle organizzazioni e al terzo settore – che ogni giorno lavorano gli uni al fianco degli altri per trovare soluzioni a bisogni ed esigenze reali

Nell’ottica di creare una comunità di pratiche e saperi, i ricercatori del CfGC hanno deciso di mettere a disposizione di chi ne avesse bisogno il catalogo delle risorse – riviste, testi, articoli scientifici, tesi di laurea, tesi di Dottorato, prodotti audio-visivi etc. – che costituiscono il cuore pulsante della sAu Library.

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